Quando la storia della tecnologia incrocia quella dell’arte, anzi, del mercato dell’arte. Tutto inizia negli Anni Sessanta, quando – finalmente! – alle aste si può rilanciare via telefono. Ora è il turno di Internet: le case d’asta si attrezzano, e così si possono seguire gli eventi in Rete. E in qualche caso anche fare un’offerta. Ma il clima della sala, quello, sullo smartphone non arriva…

Edward Hopper, October on Cape Cod

Il 28 novembre scorso è stato battuto il record per il prezzo più alto mai pagato online per un’opera d’arte: 9,6 milioni di dollari con un click per l’opera di Edward Hopper,October on Cape Cod, in catalogo per l’asta di American Art di Christie’s a New York.
La tecnologia sta fornendo ai collezionisti strumenti che permettono di azzerare le distanze. Poco importa che l’asta si stia svolgendo negli Stati Uniti piuttosto che a Hong Kong: con una semplice operazione dal proprio computer o magari dallo smartphone, gli appassionati d’arte possono partecipare attivamente alle aste, seguirle dall’inizio alla fine e assaporare l’umore in sala.
Le offerte telefoniche negli Anni Sessanta hanno impiegato parecchi anni per entrare nella mentalità dei compratori e sono state utilizzate a lungo solo per lanciare offerte anziché seguire l’asta rialzo dopo rialzo. Mentre in altri settori l’e-commerce ha riscosso un successo immediato, per gli acquisti in arte il processo si è rivelato assai lento. Basti pensare ai primi esperimenti di aste unicamente online di Sotheby’s e Artnet nei primi Anni Zero, con esito fallimentare e una sospensione fino almeno al 2007, quando il mercato si era surriscaldato e l’arte era divenuta un veicolo di investimento e speculazione. Già dal 2008, da Christie’s ad esempio, un quinto dei lotti offerti in asta veniva acquistato con offerte online. Ma il dato più importante è che quasi la metà di questi bidder erano nuovi clienti, dimostrando che le tecnologie più recenti portavano una nuova tipologia di pubblico. Nel 2012, il 39% dei nuovi acquirenti di Christie’s è stato conquistato attraverso le aste esclusivamente online, mentre il 27% dei bidders ha scelto di partecipare alle aste tramite internet, un incremento del 4% rispetto all’anno precedente.Fino a poco tempo fa le tre big – Christie’s, Sotheby’s e Phillips de Pury – affidavano la diretta online al sito LiveAuctioneers ma, trattandosi di un business troppo importante per lasciarlo gestire da altri, hanno provveduto ben presto alla creazione di un canale interno, accessibile direttamente dai loro siti internet. LiveAuctioneers è una piattaforma lanciata nel 2002 e permette ai potenziali bidder di connettersi a oltre 800 case d’asta in tutto il mondo e seguirle in diretta. Ma non solo: recentemente è stata sviluppata anche l’app per smartphone, con cui è possibile fare un’offerta e aggiudicarsi i lotti in catalogo direttamente dal telefonino.
In seguito sono nate le piattaforme Christie’s Live, Sotheby’s BidNow e Live Bidding di Phillips de Pury, le quali permettono agli iscritti di seguire in tempo reale le aste in corso nelle varie sedi “fisiche” e appunto biddare dal proprio computer. Esistono anche le relative applicazioni per smartphone, che tuttavia non permettono di fare offerte. La maggior parte dell’attività online si limita dunque alla contingenza delle aste fisiche, a parte qualche evento straordinario come l’asta di Liz Taylor, la prima esclusivamente online officiata da Christie’s nel 2011.
Uno dei primi record segnati per un acquisto online risale al “lontano” giugno del 2000 da Sotheby’s per una rara stampa originale della Dichiarazione d’Indipendenza, pagata 8,1 milioni di dollari, in uno dei primissimi esperimenti di asta esclusivamente online.Saffronart è un esempio rilevante: continua ad accrescere il proprio pubblico, da Mumbai al mondo intero. Fondata nel 2000, è specializzata in arte indiana moderna e contemporanea, con aste della durata di due giorni, quattro volte l’anno. Il buyer’s premium di Saffronart è altamente competitivo, il 15%. Nel 2006 è arrivata a totalizzare 17 milioni di dollari per una singola asta e nel 2011 un importantissimo record: un’offerta da 1 milione effettuata da uno smartphone.

Dopo un inizio fallimentare una decina d’anni fa, Artnet ha rilanciato le aste online nel 2007. Il suo mercato si rivolge soprattutto alle stampe, con un prezzo medio di aggiudicazione pari a 6.800 dollari. Nel 2011 un record: Flowers di Andy Warhol a 1,3 milioni di dollari.
Tra gli ultimi arrivati è il sito Blacklots.com, nato da un’idea dell’ex presidente di Phillips de Pury, Rodman Primack, con aste brevi di uno o due lotti al giorno. Si tratta principalmente di stampe che vanno dai 1.000 ai 25.000 dollari, con una commissione di vendita è molto bassa: il 7%.
Lanciata a maggio 2011 ma già celeberrima nel mondo dell’arte è Paddle8, nata come vetrina per le gallerie durante e dopo le fiere. Quest’anno si è rifatta il look, promuovendosi anche come piattaforma per le aste di beneficenza e aste tematiche bisettimanali, di cui una parte dei proventi viene comunque destinata ad associazioni non profit. Le commissioni sono molto vantaggiose anche in questo caso: 6% per i venditori e 12% per i compratori.
Uno dei vantaggi di questi portali è che i risultati di vendita non vengono resi pubblici, evitando così il rischio di “bruciare” le opere d’arte e le loro quotazioni. Inoltre, vengono abbattuti i costi di spedizione, non essendoci intermediari a cui spedire l’opera in attesa che venga venduta.
Che sia l’introduzione del telefono o di Internet, la gran parte dei collezionisti fatica a entrare rapidamente nell’ottica delle nuove tecnologie, essendo l’arte un acquisto dall’alta componente emotiva. Insomma, le aste vengono ancora considerate appuntamenti prestigiosi a cui non mancare. Inoltre, i compratori in sala possono valutare più facilmente il clima e il livello di competizione attorno alle opere. Per questo motivo il bidding online fatica a sostituire il metodo tradizionale di acquisto, soprattutto ad alto livello. Qui, ancora per chissà quanto, si procederà alla maniera tradizionale.

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