Martelletti italiani: parla Phillips de Pury

Terza puntata della serie di interviste dedicate al mondo delle case d’asta con base in Italia. Dopo Mariolina Bassetti di Christie’s e Raphaelle Blanga di Sotheby’s, concludiamo la tripletta delle top house con Laura Garbarino, international senior specialist in Contemporary Art di Phillips de Pury and Company. Terza puntata della serie di interviste dedicate al mondo delle case d’asta con base in Italia. Dopo Mariolina Bassetti di Christie’s e Raphaelle Blanga di Sotheby’s, concludiamo la tripletta delle top house con Laura Garbarino, international senior specialist in Contemporary Art di Phillips de Pury and Company. 

Laura Garbarino fa un’offerta

In che modo si è avvicinata all’arte?
Trascinata di galleria in museo in tenera età da mio papà, inguaribile collezionista e appassionato d’arte.

Per quanto riguarda le sue precedenti esperienze professionali, come hanno influenzato il suo attuale ruolo di specialista?
Ogni esperienza è stata utile. Quella di curatrice perché mi ha permesso di lavorare al fianco degli artisti e di comprendere la complessità che si cela dietro un’opera d’arte, con un approccio che trascende dal valore di mercato. Quella di galleria (presso Giò Marconi) a conoscere tempi, modi e meccanismi che governano il “mercato primario”. Infine la gavetta (ops, internship!), da Sotheby’s e Christie’s a Londra, malpagata ma comunque un’esperienza di vita, formativa, che ha influito molto a livello umano e professionale e a cui lego i ricordi più piacevoli della mia carriera professionale. Quello che più mi diverte è che le persone conosciute in quei frangenti sono ora colleghi, rivali e amici.

Qual è il suo artista preferito?
Alighiero Boetti: scaltro, intelligente, poetico. La sua semplicità di pensiero mi ha permesso di apprezzare tutta l’arte concettuale.

Secondo lei, quali sono quattro artisti su cui investire in questo momento?
Oscar Tuazon, Seth Price, Tauba Auerbach, Blair Thurman.

Qual è stata l’opera che ha portato in asta che le ha dato maggiori soddisfazioni?
Quella con cui un collezionista ha comprato la casa alla figlia all’università.

Quali sono le caratteristiche del collezionista italiano?
Riservato, appassionato, egocentrico. Più intelligente, più attento e più autoreferenziale rispetto all’atteggiamento europeo e statunitense.

Pensa che il collezionismo in Italia stia cambiando? Se sì, in che modo?
C’è stato un cambiamento dovuto agli anni di boom del mercato che hanno fatto proliferare l’offerta, le gallerie e l’illusione del grande investimento. Questo ha creato un collezionismo più superficiale e meno colto, che – a dispetto di altri Paesi – in Italia non ha preso il sopravvento. C’è una tradizione troppo radicata di mecenatismo che presuppone una profonda e vera conoscenza dell’arte. Deve svilupparsi ancora una cultura del contemporaneo, che impedisca al collezionismo di invecchiare fornendo linfa e capitali ai nuovi talenti. Ma d’altronde cosa non sta invecchiando in Italia?

L’Italia, rispetto ad altri mercati, è un buon bacino di consignors o di buyers?
Crisi o non crisi, gli italiani continuano a comprare. Se parliamo di buyer ai livelli alti, ossia delle Part I americane, allora si contano sulle dita di una mano. Dove c’è qualità a prezzi equilibrati, gli italiani sono visibili. Come consignors c’è un grande potenziale dovuto al collezionismo degli Anni Sessanta e Settanta che ai nostri giorni ha dato i suoi frutti.

Cosa significa per lei rivestire in Italia il ruolo di senior specialist per Phillips de Pury?
Mi sento imprenditrice di me stessa. Come tutti gli imprenditori, devi mantenere sempre alta la passione per sviluppare la tensione al risultato. Se un cliente ti cerca spesso al telefono, non dice “Pronto, Phillips de Pury?”, ma “Pronto, signora Garbarino?”. Con tutto quello che comporta, nel bene e nel male.

Mercato dell’arte: quali sono le sue previsioni per la seconda metà del 2012? Quali tendenze si renderanno più evidenti?
Le aste stanno rispecchiando un mercato solido e dinamico negli States e, seppur positivo, ancora altalenante in Europa. Le previsioni sono buone nel futuro prossimo, ma c’è un gran punto interrogativo a distanza di un anno. Si tenderà sempre di più a consolidare un range di artisti storicizzati ma non ancora abbordabili a livello di quotazioni e mercato secondario. Questo perché si vuole essere sicuri di comprare artisti che hanno lasciato un segno nella storia dell’arte. I giovani non ne risentiranno, ma certamente ci sarà una maggior selezione e meno speculazione sugli ultimi arrivati, per quanto validi.

In questo momento di crisi economica, Phillips de Pury come vive e affronta la situazione?
Ci si concentra sulla qualità e non sul numero. Si cerca di creare sinergie con gli attori di mercato. Si lavora a stretto rapporto con i clienti, cercando di capire e adeguarsi a nuove esigenze che la crisi ha introdotto. Quello che premia, e continua a premiare, è la trasparenza nei rapporti, la correttezza anche verso i competitor e la qualità del servizio, fattori che resistono anche in turbolenze di mercato come quella degli ultimi anni.

Le private sales sono aumentate negli ultimi anni? Quali sono le vostre strategie?
No, non sono aumentate. A mio avviso in questo momento le private sales hanno tempi più lunghi e sono fattibili solo con richieste giuste, cosa che non accade spesso nel caso delle private sales. I venditori sono più disponibili a dividersi il rischio con la casa d’asta e quindi a percorrere la vendita pubblica.

Parlando di nuovi collezionisti, i Paesi più stimolanti?
Brasile e India.

In Italia avete scelto di mantenere un ufficio senza fare aste. Per quale motivo?
Perché Phillips de Pury & Company rappresenta un mercato internazionale globale, che cerca di non ghettizzare uno spirito locale. L’arte italiana moderna e contemporanea è inserita nel panorama contemporaneo, non necessita di una sede d’asta locale. New York e Londra sono le due piazze principali. Phillips de Pury vuole restare snella e dinamica, dare più credibilità alle persone piuttosto che alla struttura o a un indirizzo per decine di sedi.

Un suo suggerimento ai collezionisti interessati a vendere le proprie opere: è il momento giusto?
Se si parla di umori di mercato, il mercato si è stabilizzato e si vende con facilità al prezzo giusto. Il futuro è sempre un  punto interrogativo. Un consiglio ai collezionisti? È il momento di comprare!

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