Al di là del monitor, la fiera

È giunta al termine la seconda edizione di Vip Art Fair. Una fiera esclusivamente online era effettivamente l’innovazione che mancava? Qualche riflessione a transazioni concluse.


Vip Art Fair si è chiusa ed è ora di trarre qualche conclusione. Partiamo dall’Italia, con le nostre gallerie partecipanti con cui abbiamo fatto una chiacchierata, per poi conoscere i pareri delle altre gallerie rilasciati alla stampa internazionale.
Note di profondo disappunto provengono da Massimo Minini, a cui Vip Art Fair ha portato zero vendite e zero contatti, e sicuramente non lo ritroveremo l’anno prossimo tra i corridoi virtuali. “Per carità, è una bufala!”, ha dichiarato senza mezzi termini.
Per Kaufmann Repetto leggermente meglio, anche se le vendite sono state inferiori rispetto alle fiere tradizionali. L’opera più costosa venduta nello stand è stato un lavoro da 12mila euro e i collezionisti con cui sono entrati in contatto erano prettamente americani e italiani. Abbiamo chiesto alla galleria se questo tipo di relazione virtuale è risultata soddisfacente: “Il confronto faccia a faccia non potrà mai essere superato da quello dell’asettica chat online, soprattutto se non hai mai conosciuto personalmente chi è seduto dall’altra parte dello schermo”.
Umore decisamente diverso per la milanese Brand New Gallery: “Abbiamo incontrato collezionisti di tutte le nazionalità. Le vendite sono andate bene e abbiamo instaurato molti nuovi contatti. Siamo soddisfatti dell’esperienza e pensiamo di replicarla l’anno prossimo”.

A Baer Faxt, la newsletter americana per gli operatori dell’arte, due gallerie hanno rilasciato alcuni commenti: “VIP was fine. Abbiamo venduto 4 opere, la maggiore a $10.000. Eravamo nella sezione ‘Emerging’ con un grosso sconto per essere ritornati dopo la prima edizione, quindi non avevamo grosse aspettative, avendo tenuto i costi così bassi”. Un’altra: “I can say that VIP has been good for us. Abbiamo pagato $2-3mila e abbiamo venduto per $20-25mila, per la maggior parte a nuovi clienti e in alcune regioni dove non abbiamo mai lavorato, come la Turchia”.
Da Buenos Aires, il gallerista Ignacio Liprandi ha dichiarato ad Artinfo che la fiera è stata molto deludente, non solo per le scarse vendite ma anche per i pochissimi contatti con i collezionisti, e ha affermato che anche altri colleghi hanno riscontrato gli stessi risultati.
Altre gallerie invece si ritengono soddisfatte per i nuovi potenziali clienti con cui hanno chattato o per i curatori e i musei con cui si sono messi in contatto, come ha dichiarato Matthieu Lelièvre, direttore della Thaddaeus Ropac.
Con Artdaily Lelièvre ha aggiunto: “Internet si sta sviluppando così velocemente ed è stato molto importante per noi esporre qualcosa di veramente attuale. Non solo opere, ma l’intero programma. Questo è il motivo per cui abbiamo presentato un’anteprima mondiale della mostra di Raqib Shaw a Londra. La grande innovazione è stata la performance di Terence Koh, trasmessa in diretta, esclusivamente per VIP Art Fair”, che ha permesso alla galleria di essere la più visitata di quella giornata.

Felipe Dmbad, co-founder della galleria di San Paolo Mendes Wood, ha dichiarato ad Artdaily: “VIP Art Fair è veramente una straordinaria opportunità per i nuovi mercati, come il Brasile, dove il pubblico generale ha scarso accesso all’informazione dell’arte contemporanea globale. Avere la possibilità di entrare in contatto con le migliori gallerie e artisti è inestimabile. La fiera è in grado di educare i nuovi mercati e aiutare lo sviluppo del nuovo collezionismo”.
Tra le vendite rese pubbliche, James Cohan segnala la transazione di una scultura dell’artista Yinka Shonibare prezzata £50-75mila; Leila Heller Gallery di NY ha ottenuto una delle vendite più corpose con il trittico di Roya Akhavan a $150.000; altre gallerie hanno venduto soprattutto opere su carta o comunque minori, su livelli di prezzo di $4-5mila.
Lisa Kennedy, amministratore delegato di Vip Art Fair, ha dichiarato: “La seconda edizione di Vip Art Fair ha dato prova di essere un importante evento che permette l’accesso ai più promettenti artisti contemporanei presentati dalle gallerie più dinamiche al mondo. La fiera ha realmente permesso la creazione di relazioni e la nascita di stimoli vitali per il mercato dell’arte internazionale”.

Ed effettivamente ha ragione: a parte l’impersonalità e le scarse vendite in generale, tutti i galleristi erano d’accordo sul fatto che la fiera ha reso possibile raggiungere regioni che altrimenti non avrebbero conosciuto, magari dando nuovi spunti su quali regioni del mondo coprire con il programma fieristico, il tutto con una spesa molto esigua per Vip 2.0, che molti paragonano ai costi per la pubblicità sulle riviste. Il prezzo degli stand a Vip infatti andava da $5.000 a $20.000 per Premium Large, anche se qualcuno ha avuto degli sconti per esser tornato, oltre ai rimborsi dell’anno scorso per le disfunzioni tecniche.
Riassumiamo i pro: nuove regioni, nuovi collezionisti e possibilità di mostrare i propri artisti e il proprio programma al mondo intero; costi contenuti; facilità di accesso e possibilità di ritornare quante volte si desidera e senza prendere aerei. Dal punto di vista espositivo, ogni galleria poteva esporre più opere monumentali che in un normale stand, dove non avrebbero trovato posto; più video (potrebbe essere un’idea per lanciare una fiera online di soli video). Come avevamo già riportato, la Elizabeth Dee Gallery ad esempio si è concentrata sui video, inserendo anche documentari in cui i suoi artisti spiegavano le proprie opere, superando l’impersonalità del web.

Sicuramente sono stati premiati gli artisti con cui i collezionisti hanno più confidenza, ma per tutti gli altri, che magari non hanno un mercato internazionale, è difficile conoscere la loro arte vedendo solo un’opera e neanche dal vivo, ma filtrata dai pixel dello schermo. La tecnologia di Vip è sicuramente avanzata, ma le opere grafiche e pittoriche sono quelle che più hanno sofferto.
Infine, qualche numero: 160mila i visitatori che hanno cliccato i corridoi di Vip 2.0 nei suoi giorni di apertura. Questi provenivano da 155 nazioni, e dato ancora più importante, si è registrato un vertiginoso aumento rispetto all’anno precedente di visitatori dai nuovi mercati: +278% dall’India, +288% dal Medio Oriente, +277% dal Brasile, +319% dal Messico e +456% dal Cile.
Ora attendiamo di vedere cosa accadrà a Vip Paper (19-21 aprile), a Vip Photo (12-14 luglio) e a Vip Vernissage (20-22 settembre).

Leggi l’articolo su Artribune

È giunta al termine la seconda edizione di Vip Art Fair. Una fiera esclusivamente online era effettivamente l’innovazione che mancava? Qualche riflessione a transazioni concluse.

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