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E anche Napoli batte un colpo (di martelletto). Tempo di aste per Blindarte, sugli scudi Christo, Francis Alÿs e Angelo Morbelli

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Christo – Package on Handtruck (project)

Mentre a Milano vanno in scena le aste di Christie’s, Napoli non vuole essere da meno e si presenta sul palcoscenico delle aste con gli oltre 400 lotti messi in vendita da Blindarte, suddivisi tra Dipinti antichi e Arte moderna e contemporanea. Nel catalogo di arte moderna e contemporanea emerge Package on Handtruck (project), di Christo, realizzata nel 1973, stimata € 65-85mila; poi la Scultura 21/A di Fausto Melotti, realizzata nel 1971, stimata € 30-40mila, mentre un’altra scultura, in legno con foglia d’oro, di Jan Fabre, Tempel voor Kyoto (Hommage aan Mishima)del 1999/2000, è stimata € 20-30 mila. Spiccano anche tre disegni su mylar di Francis Alÿs, realizzati nel 1999, venduti assieme per una stima di 40-45mila, ed un’opera della serie Love Paintings del 2010 di Marc Quinn, stimata € 18-25 mila.
Dei primi del Novecento, Bocche di leone o Muricciolo nel giardino, opera divisionista del 1914 di Angelo Morbelli,stimata € 40-60 mila; Futurlibecciata, opera Futurista di Giacomo Balla da un’idea del 1919, rielaborata poi con l’innovativa tecnica delle vernici industriali su faesite nel 1940, stimata € 45-65 mila; la Farfalla Zig-Zag (Cuscino di Depero), un arazzo di stoffe colorate di Fortunato Depero del 1920 ca., stimato €15-20 mila. Altri nomi pronti a risuonare nelle sale partenopee? Carla Accardi, Emilio Scanavino, Vincenzo Agnetti, Dadamaino, Mario Schifano, Concetto Pozzati, Pino Pinelli, Emilio Vedova, Sergio Romiti, Mario Nigro, Enrico Baj, Bruno Munari, Ettore Spalletti, Donald Baechler, Richard Long, A.R. Penck, Maurizio Cattelan, Angelo Filomeno, Per Barcley.

La risposta di Christie’s. Tocca a Palazzo Clerici proporre a Milano l’asta di Arte Moderna e Contemporanea, grande attesa su Alberto Burri

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Dopo le due tornate di Sotheby’s, tocca ora a Christie’s mettere alla prova – il 29 e 30 maggio – il collezionismo italiano con la sua asta di Arte Moderna e Contemporanea a Milano, a Palazzo Clerici. 128 le opere in catalogo, per lo più provenienti da collezioni private italiane ed europee. Tra queste, una collezione assemblata nel corso degli ultimi trent’anni che include sei lavori di Giorgio de Chirico, Lucio Fontana e Alberto Burri. Il top lot dell’asta fa parte di questa collezione, una rara Plastica eseguita nel 1962 da Alberto Burri, stimata 800mila-1.200.000. Non può mancare Lucio Fontana, con cinque opere facenti parte delle serie Buchi e Attese. Presenti anche le sculture e le ceramiche, molto richieste dal mercato in questo momento. Ben quattro le tele diOsvaldo Licini, provenienti dalla medesima  collezione privata italiana, tra cui Angelo Ribelle stimato 150-200mila, e il piccolissimo Amalassunta R di 16×19 cm, stimato 55-75mila. Anche de Chirico è ben rappresentato in catalogo, dai Cavalli ai dipinti Barocchi fino a quelli Metafisici, tra cui una Piazza d’Italia del 1983, stimata 350-450mila.
Due importanti lavori di Renato Birolli sono stati consegnati direttamente da Zeno Birolli, figlio e massimo esperto dell’opera dell’artista veronese. Quattro tempere su carta di Tancredi sono state messe in vendita dal Museo del North Carolina a favore del fondo acquisizioni. Le opere erano state donate al museo da Peggy Guggenheim nel 1935, e vengono presentate con una stima di 4-8mila. Il 30 maggio verrà officiata l’asta di Dipinti Antichi, con opere dal Quattro all’Ottocento, l’unica rimasta in Italia. Top lot San Giovanni Battista del caravaggesco francese Nicolas Régnier del 1625, stimata  €400-600mila.

L’arte latinoamericana non tradisce New York. Ottimi trend per Phillips de Pury, Christie’s e Sotheby’s, con Sebastian Matta che vola al record di 5 milioni di dollari

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Sebastian Matta – La revolte des contraires

L’ondata di entusiasmo nel contemporaneo di New York prolunga fino ad arrivare alla settimana dell’arte latino-americana, portando una pioggia di record anche per gli artisti di questa categoria. La settimana era iniziata lunedì sera da Phillips de Pury, che ha totalizzato 3.5 milioni di dollari ed un record per il l’artista Arturo Herrera, con la sua scultura Untitled del 1998, venduta a $206mila, 180mila più della sua stima massima. Sala vivace anche per brasiliani Os Gêmeos, Hélio Oiticia, Mira Schendel e Ivan Serpa. Top lot della serata sono state le opere di Fernando Botero, come Reclining Woman with Drapery, del 2004, venduta a $722.500, e Niña comiendo helado, del 1970, battuta a $362.500. Ottimi risultati anche per Hélio Oiticia, con Metaesquema 179 eMetaesquema 169, venduti rispettivamente a $266.500 e $230.500.
Da Christie’s la sera successiva record per il cileno Roberto Sebastian Matta, con La revolte des contraires, battuto a 5 milioni di dollari. Una cifra molto alta per un artista latino americano: meglio avevano fatto solo Rufino Tamayo con Trovador, venduto a $7.2 milioni da Christie’s nel 2008, e Frida Kahlo con Roots, venduto da Sotheby’s nel 2006 per $5.6 milioni. L’asta ha totalizzato $23 milioni nella evening sale, con una decina di record per gli artisti. Tra questi, il brasiliano Candido Portinari con l’operaNavio Negreiro, venduta a $1.14 milioni.
Da Sotheby’s mercoledì sera nove record d’artista, con un totale di $21.8 milioni, il più alto mai raggiunto nella categoria dalla casa d’aste. Record per Wifredo Lam conÍdolo, battuto a $4.5 milioni: proveniente da una collezione privata e mai apparso sul mercato, ha confermato il grande interesse per l’arte astratta, geometrica e costruttivista latino americana. Tra gli altri top lot Ad Laudes di Claudio Bravo, venduto a $1.1 milioni, e Desnudo detrás de la mantilla di Armando Reverón, aggiudicato a $872.500. Molto bene anche per l’arte cinetica, con Jesús Rafael SotoSin Titulo (Vibración Amarilla Y Blanca), battuto a $1 milione, al di sopra del precedente record di $758.000. Anche Carlos Cruz-Diez ha superato le proprie stime, con Chromo-Interference Mecanique - $662.500 – e Physichromie No 1.021, $554.500.

Vendite sincopate, ma comunque Sotheby’s Milano sostiene le glorie nazionali. Bene Lucio Fontana, Fausto Melotti ed Enrico Castellani

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Partenza lenta la sera del 24 maggio da Sotheby’s Milano, che ha officiato la prima parte dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea, con ben 23 opere su 59 che non trovare un compratore. Pur con questo un tasso di invenduto non indifferente, tuttavia le opere battute hanno raggiunto cifre al di sopra delle aspettative, confermando la grande richiesta da parte dei bidders delle opere più importanti.
La sala ha iniziato a risvegliarsi con il protagonista della serata, Lucio Fontana, al lotto numero 8 con una sua scultura a forma di Arlecchino, che da una stima massima di 70mila euro è stata battuta a 192.750. Al lotto seguente Fausto Melotti è stato portato a casa per 162.750, partendo da una stima di 70-90mila.
Alcuni invenduti più in là è tornato il Maestro dello Spazialismo a rendere vivace la sala, che divideva le offerte con i collezionisti ai telefoni.
Ottime performance anche per Enrico Castellani: la Superficie Argento è stata battuta a 672mila, mentre altre due Bianche a 180mila e 114mila. Molto conteso lo Schifano, battuto al doppio della stima a 252mila. Il Bianco Cretto di Burri ha superato di pochissimo la sua stima minima di 500mila, così come la Semicolonna di Pomodoro, battuta a 84mila. Grandioso successo per uno dei pochi “stranieri” in catalogo: un piccolo Frank StellaSenza Titolo, che ha polverizzato la stima di 35mila, conteso fra numerosi bidders che hanno scaldato la sala, trovando infine un compratore a 168mila.

Top lot delle due sessioni d’asta milanesi è stato il Concetto Spaziale della serieMetalli di Lucio Fontana, battuto giovedì sera a 1.184.750. Record d’asta in Italia perMario Schifano, con uno smalto del 1962 intitolato Propaganda, proveniente  da una collezione privata, che da € 80–120mila ha raggiunto la cifra record di € 252,750. World Record nella categoria dei gioielli d’artista, per il bracciale in oro di Lucio Fontana.

Completamente ignorati Vincenzo Agnetti, Emilio Prini, Pier Paolo Calzolari Giuseppe Uncini, così come i più giovani e la fotografia, con nomi comeLuisa Lambri, Tom Sachs, Vanessa Beecroft, Grazia Toderi. E anche il Nouveau Realisme continua a non a trovare facilmente consensi di mercato, a parte Christo.
Molto bene invece per tutti i lotti in catalogo di Castellani e Bonalumi, come per le carte di Boetti della sessione pomeridiana. Ottimo affare per chi ha comprato l’opera di due metri di Dadamaino, venduta al di sotto della stima minima di 15mila. La vendita di unGerhard Richter di 8×8 cm a 36mila ha confermato la voracità dei collezionisti nei confronti dell’artista. La fame di icone ha portato il piccolissimo Jeff Koons dal diametro di 27 cm, in edizione di 2.300, ad arrivare a 12.500 da una stima massima di 4mila.

Burri, Fontana, Castellani. A Milano la primavera di Sotheby’s e Christie’s è (quasi) tutta italiana. Collezionisti nostrani sull’attenti: due giorni di grandi abbuffate, con i maestri del secondo Novecento

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Alberto Burri, Bianco Cretto, 1970

Grande attesa per l’appuntamento primaverile di Sotheby’s e Christie’s a Milano, pronte a tastare il polso del collezionismo nostrano, armate di opere selezionatissime.
Da Sotheby’s il 24 maggio verrà presentata la collezione privata intitolata Spazio e Materia: opere del dopoguerra legate ai temi dello spazialismo e della pittura materica, con autori quali Alberto Burri, Lucio Fontana, Enrico Castellani, Piero Manzoni. Cover lot è una estroflessione di Castellani del 1970/73, Superficie Argento, stimata 400-600.000 euro. In collezione anche uno dei primi esemplari della serie dei Cretti di Burri , del 1970, straordinario esperimento in bianco, stimato 500-700.000 euro. E ancora, l’aureo Concetto Spaziale di Fontana, del 1961, stimato 250-350.000 euro, e unAchrome di Manzoni del 1959, con una stima di 150-200.000 euro.
In catalogo altre due opere di Burri, a rappresentare i diversi periodi della sua produzione: una piccola combustione nera del 1959 (170-250.000 euro) e un Cellotexdegli anni Ottanta, stimato 700-1.000.000 euro e acquistato direttamente dall’artista.

Torna spesso anche Fontana, con una tela bianca solcata da quattro tagli (300-400.000 euro), un olio bianco con squarcio (350-450.000 euro), un raro ottone del 1964-65 (550-750.000 euro), una ceramica nera degli anni ’60 (120-180.000 euro) e un eccezionale bracciale del 1961, in oro, esemplare unico stimato 30-40.000 euro. Ma non poteva mancare Alighiero Boetti, reduce dal successo di alcune retrospettive internazionali, qui presente con un arazzo del 1988, stimato 180-250.000 euro.
Non solo italiani, però. Tra i grandi maestri del secondo Novecento anche nomi che arrivano dal resto d’Europa e dall’America. Come Tom Wesselman, con Big study for still life with blue jar and smoking sigarette (70-100.000 euro), o come Albers, Vasarely e Arman.
Nella Day Sale del 25 maggio, sono raccolti 130 lotti con numerosi nuclei provenienti da collezioni private italiane. Fioccano i lavori di superstar, come Merz, Boetti, Shirin Neshat, ma c’è anche un piccolo Gerhard Richter dal costo contenuto: un gioiellino non inarrivabile, per chi non potesse arrivare alle cifre da record delle scorse aste newyorchesi. Il valore stimato? Appena di 15-20.000 euro. Per chi invece volesse portarsi a casa una piccola icona Pop, con il minimo sforzo, ecco disponibile un simpatico Ballon Dog (Blue) di Jeff Koons, stimato 4-6.000 euro.
Nel comparto Moderno si distinguono le opere Aereopittura, con esemplari di Mino Delle Site, Tullio Crali, Antonio Marasco, Gerardo Dottori.

Siamo tutti playboy. Scintille all’asta della collezione di Gunter Sachs, con record per Allen Jones e Mel Ramos

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Aveva suscitato grande attesa, la vendita della collezione di arte, arredi e oggetti personali dell’ultimo playboy, Gunter Sachs, scomparso quasi un anno fa. Ed ha mantenuto le promesse, ieri sera da Sotheby’s Londra: una percentuale del 97,5% di venduto per il valore e 16 lotti venduti oltre il milione di dollari, per un totale di 35.6 milioni di sterline, contro una stima iniziale di £18-25 milioni. Con oltre 300 opere che ben rispecchiavano la personalità del fotografo, collezionista, sostenitore dei più grandi artisti degli anni ‘60-’70.
Anche a Londra non sono mancati i record per gli artisti: Allen Jones con i suoi arredi Pop del 1969, e Mel Ramos, che da una stima di £150mila ha superato il milione! Top lot uno degli ultimi autoritratti di Andy WarholSelf Portrait (Fright Wig), del1986, venduto a £5.3 milioni, partendo da una stima di £2-3 milioni. Warhol da record anche per le stampe, con l’opera Mao venduta a £1.6 milioni. Tra le sue icone, il ritratto diBrigitte Bardot del 1974, basato su una foto di Avedon, era stato commissionato dalla ex moglie di Sachs assieme ad altri 7 esemplari per decorare la loro casa Pop a St. Moriz. L’opera è stata battuta a £3 milioni, perfettamente entro le stime, così comeFlowers, che venne acquistato da Sachs nel 1979, venduto ieri sera a £3.7 milioni. Molto interesse ha suscitato anche Tom Wesselmann, con Great American Nude #31, battuto a £1.7 milioni.
Tra gli oggetti personali di Sachs, Dracula III, il motoscafo Riva del 1962, che ha quadruplicato la stima iniziale raggiungendo le £385.250.

Martelletti italiani: parla Bonhams

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Quarta puntata della serie di interviste dedicate al mondo delle case d’asta con base in Italia. Dopo Mariolina Bassetti di Christie’s, Raphaelle Blanga di Sotheby’s e Laura Garbarino di Phillips de Pury, concludiamo con Camilla Prini, responsabile di Bonhams per Milano e il Nord Italia.

Camilla Prini

In che modo si è avvicinata all’arte?
Appena laureata, un caro amico collezionista di arte moderna e contemporanea mi ha chiesto di seguire le iniziative di “artist in residence” nel suo albergo, il Capri Palace Hotel & Spa. Durante il periodo in cui ho lavorato con Tonino Cacace, seguendo le mostre nel suo hotel, già ricco di capolavori di de Chirico, Schifano, Haring (solo per citarne alcuni), abbiamo arricchito la collezione di opere di artisti emergenti, come Michele Chiossi. Dopo il periodo a Capri, ho capito che non avrei mai più potuto abbandonare il mondo dell’arte!

Per quanto riguarda le sue precedenti esperienze professionali, come hanno influenzato il suo attuale ruolo di specialista?
Tornata a Milano ho iniziato la mia collaborazione con Giulio Tega, della omonima e storica galleria. Toccare tutti i giorni, letteralmente con mano, opere di Picasso, Miró, Fontana ecc., e organizzare mostre in galleria e fiere come Art Basel, mi ha permesso di imparare moltissimo ed è lì che ho sviluppato la mia specializzazione nell’arte moderna e contemporanea.

Qual è il suo artista preferito?
È una domanda difficilissima! Sicuramente Picasso è uno dei “preferiti”, perché ha fattotutto. Amo moltissimo anche Magritte, Pollock, Schnabel (che ho avuto l’onore di conoscere)… Tutti artisti che dal punto di vista stilistico si differenziano molto, ma che hanno in comune il fatto di farmi emozionare ogni volta che guardo i loro lavori.

Secondo lei quali sono tre artisti su cui investire in questo momento?
A Miami Basel ho visto un’opera di un giovane italiano che mi ha profondamente colpita, è di Giuseppe Stampone. Ne ho sentito parlare molto e credo sia una promessa. Altri due artisti che amo molto e di cui si può ancora comprare relativamente bene sono Banksy e Fairey, entrambi street artist.

Qual è stata l’opera che ha portato in asta che le ha dato maggiore soddisfazione?
Fontana è quasi sempre una soddisfazione. L’opera più cara che abbia mai trattato è stata proprio un tre tagli bianco, a Basilea, venduta dopo una trattativa durata un’intera giornata.

Quali sono le caratteristiche del collezionista italiano?
Direi che in generale il collezionista vero, indipendentemente dalla nazionalità, ha una smania di possesso delle opere di cui si innamora, è quasi una malattia! Un aspetto interessante degli ultimi anni è che tantissime coppie giovani, magari appena sposate, cominciano a collezionare con un gusto già ben definito. L’entusiasmo di noi giovani è un bel motore.

Pensa che il collezionismo in Italia stia cambiando? Se sì, in che modo?
Il cambiamento più significativo sta proprio nell’avvicinarsi al mercato dell’arte di giovani collezionisti che sono molto, molto informati.

L’Italia, rispetto ad altri mercati, è un buon bacino di  consignors e buyers?
Dalla crisi del 2008, sicuramente più un bacino di consignors. La mancanza di liquidità e le perdite finanziarie hanno portato persone, che prima non avrebbero mai venduto, a essere obbligate a farlo. Inoltre, per quanto riguarda l’antico, tante collezioni vanno sul mercato perché passano dalla vecchia alla nuova generazione, e il gusto è totalmente cambiato.

Cosa significa per lei rivestire in Italia il ruolo di responsabile di Bonhams in Italia?
È stata una bella sfida, perché Bonhams nel Nord Italia era completamente assente, non eravamo mai stati presenti su questo mercato. Aprire la sede milanese dopo un solo anno di attività svolta da sola, con pochi strumenti (bisognava capire se c’era abbastanza business per noi) e reclutare successivamente le altre due persone del nostro staff, composto da Serena Marchi (che si occupa dell’amministrazione) e da Teresa Scarlata (specialista in gioielli), è stato entusiasmante e ha dimostrato quanto spazio ci sia a Milano e nel Nord Italia per una casa d’aste antica come la nostra, che copre ben 57 dipartimenti, dall’arte moderna e contemporanea ai dipinti antichi, all’arte cinese ecc. Il business per noi si è rivelato da subito, in quanto i venditori comprendono il vantaggio di consegnare qui, ma che le nostre aste si svolgono principalmente a Londra, dove il mercato è molto più internazionale.

Mercato dell’arte: quali sono le sue previsioni per la seconda metà del 2012? Quali tendenze si renderanno più evidenti?
L’arte contemporanea, per opere di qualità, costituisce un’ampia parte del mercato. L’arte cinese è anche molto forte. Le giade antiche, gli avori, le ceramiche di questo popolo di straordinari manufattori sono presenti in moltissime collezioni italiane, anche miste, e ottengono prezzi di aggiudicazione molto elevati. Il mercato dell’antico, per quanto non abbia di sovente quotazioni stellari come il contemporaneo, è un’altra fetta rilevante del nostro business. È superfluo dire quanto dipinti antichi incredibili l’Italia e i suoi artisti abbiano prodotto negli ultimi secoli.

In questo momento di crisi economica, Bonhams come vive e affronta la situazione?
Le case d’aste vivono del fattore “D”: debt, decease, divorce… È triste, ma è così.

Le private sales sono aumentate esponenzialmente negli ultimi due anni. Quali sono le vostre strategie?
Personalmente cerco sempre di consigliare ai venditori di affidarci le opere per l’asta perché il potenzialmente è più facile raggiungere un prezzo di aggiudicazione maggiore per un’opera, grazie al meccanismo di competizione che questa innesca. Capitano però dei casi in cui i venditori non vogliano rendere pubblica la vendita di un’opera e in quel caso la nostra strategia è di offrire l’opera a un collezionista che pensiamo possa essere interessato. Ci diamo un limite massimo di giorni per la trattativa, passato il quale lo proponiamo al successivo potenziale compratore.

Parlando di nuovi collezionisti, qual è il Paese più stimolante?
Cina.

In Italia avete scelto di mantenere due uffici senza fare aste. Per quale motivo?
Perché il mercato è sempre più spostato sulle piazze internazionali. Ormai in asta si compra anche online, chiaramente avendo un rapporto di fiducia con gli specialisti, e non serve più come una volta avere tante aste locali.

Un suo suggerimento ai collezionisti interessati a vendere le proprie opere: è il momento giusto?
Dipende dai settori. Non è il momento di vendere opere di media qualità perché il mercato è forte sui lavori eccellenti, mentre la cosiddetta fascia media non sempre trova facilmente dei compratori. In generale prima di vendere e comprare è utile affidarsi al parere degli specialisti, con cui si ha un rapporto di fiducia naturalmente, ed eventualmente anche verificare gli ultimi risultati in asta di opere analoghe per leggere le tendenze.

Talking Photo: Asia Society presents first U.S. retrospective of Wu Guanzhong

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The first major US retrospective of Chinese artist Wu Guanzhong opened in New York at Asia Society. Revolutionary Ink: The Paintings of Wu Guanzhong is curated by Chiu and Lu Huan, Curators of Shanghai Art Museum.

Miliardario, playboy, fotografo, mecenate, collezionista. Da Sotheby’s a Londra va all’asta la mirabolante raccolta di Gunter Sachs

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Andy Warhol – Flowers

Oltre 300 opere che vanno dal Surrealismo al Nouveau Realism, passando per Pop Art, Art Deco, arredi e Graffitismo, con stime che vanno dai 50 sterline fino a 3 milioni di sterline, per un totale di oltre 20 millioni. Stiamo parlando della Collezione Gunter Sachs, una delle più importanti collezioni private mai offerte in asta, che andrà sotto il martelletto il 22 e 23 maggio da Sotheby’s a Londra.
Gunter Sachs, fotografo ed influente collezionista degli anni ’60, nonché terzo marito di Brigitte Bardot, e playboy con prede come Soraya, ex-moglie dello Shāh di Persia. Scomparso a maggio 2011, Sachs era nipote del fondatore della Opel, mentre suo padre era il proprietario di Fichtel & Sachs, industria tedesca che produce motori per moto e accessori per le auto. Lavorò per Vogue e nel 1972 fece le fotografie per la prima copertina con un nudo. Nello stesso anno aprì una galleria ad Amburgo, nella quale organizzò la prima mostra europea dedicata ad Andy Warhol, di cui era amico. La sera dell’inaugurazione non fu venduta nemmeno un’opera e Sachs, segretamente, comprò metà delle tele esposte per evitare di dover confessare l’imbarazzante insuccesso all’amico Andy.
Il nucleo centrale della collezione è rappresentato dal gruppo di capolavori della Pop Art, da Andy Warhol a Tom Wesselmann e Roy Lichtenstein, che lui acquistò tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. La maggior parte delle opere furono comprate direttamente dagli artisti o commissionate da Sachs per il suo appartamento di St. Moritz, che lui stesso aveva concepito come “interior” ispirato alla Pop Art, con le opere messe come parte integrante dell’architettura e dello spazio. Non manca un ritratto di Brigitte Bardot realizzato da Warhol nel 1974, stimato £3-4 milioni, tratto da una fotografia scattata da Richard Avedon, anch’essa in vendita.
Poco dopo essersi trasferito a Parigi negli anni ’60, Gunter iniziò a frequentare molti artisti quali Jean Fautrier, César, Yves Klein, Arman, Salvador Dalí e Georges Mathieu, stabilendo i principi secondo cui avrebbe collezionato nei successivi 50 anni, ovvero supportando gli artisti che gli erano amici, comprando frequentemente le opere da loro e promuovendone l’attività e il valore grazie a mostre e vendite private. In catalogo anche un gruppo di fotografie scattate da Gunter Sachs in persona, e alcune importanti opere di Design del XX secolo, tra cui un gruppo di arredi di Diego Giacometti.

Affordable Art Fair, arte contemporanea per tasche minute e giovani collezionisti. In tutto il mondo un format di successo, che cresce anche in Cina. Dopo Pechino, si punta a Hong Kong e Shanghai

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Affordable Art Fair 2012, Pechino

Affordable Art Fair, la fiera low cost che in Europa, America ed Australia si è imposta con successo, sbarca a Hong Kong a partire dal 2013. A pilotare l’operazione è la società Affordable Art Cina Ltd (AAC), che ha già testato il modello a Pechino e sta per inaugurare anche a Shanghai il prossimo autunno.
Durante la conferenza stampa, tenutasi la scorsa settimana, l’amministratore delegato, Tom Pattinson, ha annunciato che la fiera si concentrerà sulla formula standard – rivelatasi vincente – proponendo al pubblico arte contemporanea a piccoli prezzi. Nessuna anticipazione, ancora, sul nome dell’evento.
Dunque, non solo arte a prezzi stellari in Asia, ma grandi riscontri per questa fascia di mercato più modesta, con un target spesso molto giovane: il tentativo è di allargare il numero di collezionisti, sfruttando il successo di un format già consolidato in tutto il mondo.
Ma il prezzo facile non è unicamente riservato ai compratori. Accessibilità garantita anche agli espositori e in particolare alle le gallerie più giovani, soggetti più fragili ma anche molto energici, in un sistema dell’arte ancora in corso di sviluppo.
Ed è proprio la fascia emergente ad essere beneficata da iniziative come questa. Se in Asia case d’asta e grosse gallerie internazionali foraggiano un mercato forte, decisamente in espansione, saggio è il tentativo di sostenere anche le fasce più giovani e le realtà di respiro più locale, incentivando, oltretutto, la formazione di nuovo collezionismo. Corrette strategie di art market, per un art system che decolla.

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